Archivio di agosto 2012

30
Ago

Le perle, una volta raccolte, devono essere pulite e sciacquate in modo da togliere tutti i residui organici e l’odore salmastro in appositi barili con sale, e questo processo deve essere seguito molto attentamente così da evitare l’eventuale rottura o sfaldamento del nacre.

Ma, oltre a questo naturale, esistono altri metodi che vengono eseguiti raramente e che per questo non vengono considerati e, anzi, sconsigliati.

Perle Akoya cinesi di media e bassa qualità vengono spesso trattate dopo essere state bucate, principalmente per migliorarne il colore ed uniformarlo, ma altrettanto spesso uno sbiancamento eseguito male porta all’ammorbidimento dello strato di madreperla, rendendolo delicato da portare.

Aumentare la qualità delle perle con cera d’api o vernici chimiche per esaltarne il lustro e rimuovere piccoli graffi superficiali e, nonostante il pericolo di sgretolamento del nacre con additivi chimici, questo trattamento è consentito se usato per togliere eventuale sporco, residui oleosi e graffi.

Un altro metodo usato per migliorare la qualità e il lustro della perla è rivestirla con delle vernici, ma con l’usura quest’ultimo scompare lasciando la perla opaca e, se non avvisati per tempo, potrebbe deludere anche i proprietari delle perle, dal momento che una perla di buona qualità non ha bisogno di rivestimenti per brillare.

Riempire la perla con sostanze estranee come resina epossidica è una consuetudine quando le perle hanno spazi vuoti oppure un nucleo “mobile”, così da aiutare il nucleo stesso a rimanere in posizione e garantire stabilità e durabilità.
Ma, oltre alla stabilità, la resina è usata anche per dare peso alle perle così da rispettare gli standard stabiliti per la relazione peso-grandezza, e nella vendita questo abile trucchetto è facilmente smascherabile grazie ai raggi X.

La colorazione, infine, è ormai diventata una cosa comune per dare determinati riflessi colorati – come rosa, oro o giallo – ed è facilmente capibile dai buchi praticati nella perla oppure da minuscole crepe sulla superficie; questi tipi di perle, soprattutto dorate o gialle, sono molto popolari in Asia.

28
Ago

Quelle perle perfette e regolari che si possono trovare in commercio sono il risultato di un’attenta selezione regolata da rigidi parametri che hanno lo scopo primario di immettere solo il meglio nel mercato del lusso.

 

Perle Akoya appena raccolte

Perle Akoya appena raccolte in qualità miste

Per garantirne la qualità eccelsa, il Japan Pearl Exporters’ Association ha istituito un nuovo metodo di selezione su tutte le perle presentate, in special modo su quelle Akoya tipiche giapponesi, regolato da queste 5 essenziali caratteristiche:

spessore del nacre, ovvero lo strato di madreperla che ricopre il nucleo, che deve essere abbastanza spesso da non lasciar intravedere il nucleo altrimenti vengono messe da parte;
lustro e chiarezza, che se risultano spenti oppure intaccati da grandi quantità di calcite o materiale organico ne compromettono la bellezza;
imperfezioni della superficie, come graffi, ammaccature o incavature tali da danneggiare in modo irreparabile la superficie della perla e per questo vengono scartate;
danni al nacre, come crepe o principi di sfaldamento fanno sì che la perla venga immediatamente messa da parte;
danni derivanti da processi come colorazione eccessiva o sbiancamento tramite candeggina fanno automaticamente eliminare la perla.

Akoya A

dettaglio Akoya qualità A

Akoya AA

dettaglio Akoya qualità AA

Akoya AAA

dettaglio Akoya qualità AAA

 

Ovviamente, ogni perla è un esemplare unico, e piccole caratteristiche naturali come minuscole ammaccature o protuberanze sono ciò che rende la perla un materiale particolare e affascinante, non determinandone quindi a priori lo scarto dal momento che sono caratteristiche del tutto naturali.

Grazie alla decennale esperienza, i mastri perlai che effettuano questi controlli sono preparati e attenti ad ogni minimo dettaglio durante lo smistamento che avviene nell’Ufficio Smistamento a Kobe, dove vengono preparate e messe a disposizione su richiesta per vederle.

23
Ago

Grandi, rotonde, bianche e con un’opalescenza tutta particolare. Le perle dei Mari del Sud, o “australiane”, sono tra le perle più rare e grandi in circolazione, prodotte dalle ostriche perlifere più grandi al mondo, le Pinctada Maxima.

Durante il 1800, grazie alla scoperta di un letto di molluschi particolarmente prolifico, queste “regine delle perle” spopolarono in Europa, facendo dell’epoca Vittoriana il periodo di massima diffusione di queste perle naturali.

Agli inizi degli anni ’50 inizia la coltura di questa perla, altrimenti troppo rara da trovare in natura, in aree rigorosamente remote e non inquinate dalla mano dell’uomo così da ammortizzare il più possibile l’alta moria – in alcuni casi fino all’80% degli esemplari – di questi preziosi molluschi.

Le Pinctada Maxima sono molluschi incredibilmente grandi, i quali possono raggiungere un diametro di 30 cm ed un peso di 5.5 kg, e riescono a produrre perle superiori a tutti gli altri tipi coltivati, perle che possono andare da 8 mm fino al sorprendente diametro di 20 mm per gli esemplari sferici.

Queste colture negli anni si sono diffuse in tutto il sud est asiatico, dalla Birmania alla Malesia, Indonesia, fino ad arrivare alle coste nord occidentali dell’Australia, Filippine e Polinesia, luogo in cui sono nate le famosissime e pregiate perle nere di Tahiti grazie ad un particolare tipo di plancton di cui l’ostrica si ciba.

21
Ago

Sin dalla loro scoperta, le perle non sono mai andate fuori moda, attraversando indenni ogni epoca e stile e adornando collo e vestiti di moltissime figure storiche famose, come Cleopatra, Elisabetta I, l’Imperatrice Eugenia e Margherita di Savoia, la “regina delle perle”.

Ma la vera consacrazione avvenne con Coco Chanel, creatrice della moda contemporanea, affermando che “una donna ha bisogno di fili e fili di perle“, facendo diventare queste ultime il simbolo indiscusso dell’haute couture.

Grace Kelly, Jackie’O, Audrey Hepburn e la stessa Coco hanno reso il classico filo di perle un oggetto indispensabile nel portagioie di una vera donna per mettere in risalto la propria femminilità e dare un tocco inconfondibile di eleganza.

Un filo semplice accompagnato da un tubino nero, più fili a degradare con un vestito tinta pastello o un girocollo portato sopra un lupetto: nel 20° secolo le perle spopolano e vengono indossate anche dalle ragazze più giovani, spesso prendendole in prestito dal portagioie della mamma o della nonna.

Oltre alle bellissime perle coltivate, la perla è riprodotta da moltissimi marchi rivolti ad un pubblico più giovanile sotto forma di bigiotteria, abbinandola spesso ad altri materiali e colori per creare stili sempre più sportivi e moderni.

16
Ago

I primi a scoprire l’eterea bellezza delle perle furono i popoli orientali, ben prima dell’Occidente europeo e anche dell’Egitto, usandole non solo per creare magnifici gioielli, ma anche per adornare vestiti, capelli e oggetti.

In seguito, quando fu conosciuta anche dai Greci nel periodo Ellenico, la sua popolarità si diffuse a macchia d’olio entrando molto in voga anche a Roma; data la rarità della sua forma più perfetta, la perla è diventata da subito sinonimo di lusso e ricchezza.

Oltre ad essere concepita come oggetto estremamente prezioso, la perla assume anche una connotazione simbolica soprattutto nella religione cristiana nella quale la perla, grazie ad un passo del Vangelo secondo S. Matteo, diventa sinonimo di purezza, verginità e perfezione.

Le richieste di perle sempre più perfette divenne sempre più alta, in netto contrasto con la disponibilità delle stesse, e i mercanti quindi si ritrovarono con moltissimi scarti di valore inferiore. Senza perdersi d’animo orafi e mercanti escogitarono modi particolari e originali per utilizzare quelle meraviglie imperfette a loro vantaggio, creando pezzi unici ed estrosi che incontrarono subito il gusto degli acquirenti.

Indossata da re e regine di tutte le epoche, come l’imperatrice Eugenia e Margherita di Savoia chiamata per questo la “regina delle perle“, questa meraviglia è l’unica “gemma naturale” che non ha bisogno di lavorazioni ulteriori, al contrario di diamanti e pietre preziose, per far risaltare tutta la sua bellezza naturale.

Dopo il grande successo della coltivazione perlifera messo in atto da Kokichi Mikimoto, il mondo delle perle si rivoluziona diventando accessibile a molte più persone; nonostante queste perle siano manovrate dall’uomo l’essenza del miracolo naturale rimane e la gioielleria le ingloba iniziando a creare ancora più capolavori.

E, come disse Paul Claudel, lo studioso che per primo provò il processo di creazione delle perle naturali, “L’umile mollusco muore, ma ciò che esso ha fatto senza rendersene conto, quest’essere straordinario che esso ha creato,
continua a vivere“.