Archivio di dicembre 2012

20
Dic

La perla. Una gemma di origini organiche con una natura affascinante e alquanto contrastante: a prima vista la perla può sembrare una cosa semplice per quanto bella possa essere, ma in realtà la nascita stessa di questa gemma è un evento affascinante e quasi miracoloso.

Da sempre considerata la quintessenza del lusso e della semplicità, la perla ha affascinato per secoli l’uomo, dai semplici indigeni ai più grandi imperatori della storia, e il suo mercato al giorno d’oggi è in costante fermento. Per questo motivo il China Gold News mi ha gentilmente chiesto di essere intervistato in quanto stimatore di perle in Italia.

Nonostante il quasi miracoloso sviluppo di questo settore nell’ultimo 20ennio, il divario è ancora grande proprio a causa dei drastici cambiamenti avvenuti in così poco tempo; le perle Akoya e le australiane South Sea sono da sempre il fondamento del mercato perlifero, le prime in maniera speciale data la loro primissima coltivazione nata dalla mente e dal cuore di Kokichi Mikimoto, il fondatore della coltivazione delle perle.

Ma a metà degli anni ’90 le perle freshwater hanno sfidato questa loro posizione dominante, costringendo le ormai consolidate Akoya a cedere una parte di mercato a queste nuova tipologia coltivata nel sud della Cina, spopolata in fretta grazie al loro prezzo accattivante e alla loro conseguente accessibilità, dando vita in breve tempo ad una vera e propria rivoluzione dell’industria perlifera.

Oggi tutti possono comprare una collana proprio per merito delle perle freshwater. Perché? Perché le condizioni richieste per la coltivazione delle perle freshwater sono meno difficili che per gli altri tipi di perle, e tutto questo va a beneficio di produttori, rivenditori e clienti finali, ed è innegabile in fatto che il veloce sviluppo di questa tipologia di perle sia dovuto alla sempre più crescente domanda interna che rappresenta un’ulteriore spinta per i coltivatori. E ora, come ho avuto modo di appurare io stesso, la maggior parte dei clienti grida “amo le perle freshwater“.

Gli anni passano e le capacità cinesi di produzione si affinano – grazie anche ad ingenti investimenti su nuove tecniche -, riuscendo infine a migliorare la qualità del prodotto finale a discapito – anche se in maniera lieve – della quantità di materiale prodotto. Ma, se le freshwater subiscono un leggero calo, le Akoya soffrono di un calo più drastico anche a causa degli stretti controlli a cui è sottoposta la produzione, i quali hanno dato luogo ad un ulteriore miglioramento della qualità di queste ultime.

Sebbene la Cina abbia iniziato a produrre le pregiate Akoya (chiamate South pearls) e la stessa produzione delle freshwater richieda meno tempo – con una conseguente disponibilità più immediata – il mercato è comunque instabile e anche ad una persona con 20 anni di esperienza come me a volte risulta difficile prevedere in maniera precisa l’andamento di questo settore.

Ma ho comunque un’opinione precisa di una possibile tendenza futura, grazie anche alla sicurezza che questo settore può solo crescere in maniera costante.

Non solo le perle ma anche il design dei gioielli fatti con queste magnifiche gemme cambia a seconda del mercato in cui vengono inseriti: in Italia prevale lo stile europeo (il quale se è ad esempio in oro il design tenderà ad essere pulito e senza inutili aggiunte), ma in generale il singolo gioiello raccoglie l’influenza di culture diverse, indicando quindi non solo i gusti del cliente ma anche un’espressione culturale globale.

Una cosa molto particolare di cui mi fa piacere parlare è la nuova tecnica 3D che viene utilizzata per mostrare il prodotto finale al cliente, in maniera da far visualizzare in maniera concreta il gioiello ancora prima che venga realizzato così da assicurarsi che i gusti del cliente siano rispettati in pieno.

18
Dic

La Cina. Un paese misterioso, ricolmo di tradizioni, leggende e una storia millenaria.
Nel campo delle perle la Cina al giorno d’oggi è una “super potenza“, grazie alla massiva quantità di perle che riesce a produrre tra le quali si possono trovare veri e propri tesori.

Ma anche nei tempi antichi le perle ricoprivano un ruolo importante nella cultura cinese, apprezzate e conservate come preziosi tesori esclusivamente riservati ai nobili di alto lignaggio e alla corte reale: la corte Qing rinominò tutte le perle prodotte dal bacino del fiume Songhuaperle dell’Est”, ritenendole tra le decorazioni di più alta qualità per i gioielli reali.

La superficie, di solito ricoperta di uno strato semitrasparente, aveva una texture solida e una forma rotonda con un lustro specialmente lucido in quelle di grandezza superiore alla norma. Le donne indossavano orecchini adornati di perle, oro, giada e pietre preziose sin dalla dinastia Han, e questi monili servivano allo stesso tempo a determinare il livello e l’importanza di una concubina: la regina indossava tre paia di orecchini con perle dell’Est, mentre le concubine solo uno, giusto per accompagnare l’elegante vestito.

Alcuni di questi bellissimi gioielli sono giunti fino a noi ancora intatti e, nonostante l’ingiallimento causato dal tempo e dall’essere stati indossati molto – da cui nasce anche il famoso proverbio cinese “uno invecchia come una perla diventa gialla” -, mantengono intatta la loro straordinaria bellezza dettata dalle perle, sia dell’Est che a chicco di riso, abbinate a corallo rosso, oro, rame e smalto.

Oggi come allora la Cina è una grande estimatrice di perle e negli ultimi 20 anni si è distinta in maniera eccezionale nella produzione di queste ultime grazie alle grandi agevolazioni economiche e amministrative ricevute per lo sviluppo della coltivazione delle perle, dando quindi origine a centinaia di piccole aziende e catapultando la Cina ai vertici dei mercati perliferi come grande produttrice di perle (basti pensare alle 1600 tonnellate di materiale prodotto solo nel 2007).

Queste bellissime gemme naturali dalla straordinaria bellezza fanno quindi parte da sempre della cultura cinese, sia in passato come bellissimi gioielli degni della corte imperiale, sia ai giorni nostri come una delle principali fonti di guadagno dell’intero Paese.

13
Dic

Il Giappone è sin d tempo immemore conosciuto e rinomato per la grande storia che tramanda e per le tradizioni profondamente radicate nel suo popolo: la coltivazione delle perle non fa eccezione ed è proprio in Giappone che nasce questa tecnica dalla quale si è poi sviluppato un intero settore industriale.

Molte perle di acqua dolce e salata vengono coltivate in Giappone – come le akoya e le Biwa – ma pochi conoscono le Kasumi-ga-Ura, particolari perle barocche dalla superficie scaramazzata e irregolare, tanto affascinanti quanto rare da trovare al giorno d’oggi.

Tra gli anni 70 e 80 il lago Biwa dava lavoro a migliaia di persone nella coltivazione delle perle, dal momento che Biwa nel mondo era sinonimo di perle d’acqua dolce di grandissima qualità, ma l’inquinamento non tarda ad arrivare e alla fine del 1980 tutti gli sforzi e i sacrifici diventano vani: l’ulteriore tentativo di ristabilire – almeno in minima parte – la produzione nel lago Kasumi-ga-Ura sfidava sia il mercato che l’ambiente, ma con l’ingresso della Cina nel mercato tutta la produzione (eccetto la nucleazione interna della perla) vennero abbandonate.

Nel 2010 arriva il colpo ulteriore che mette a dura prova questa piccola coltivazione ormai diventata familiare: le aziende cinesi riescono ad immettere nel mercato perle con nucleazione interna e i raggi X ne danno la conferma: con un nucleo forato conforme allo stile Giapponese, queste perle riescono ad avvicinarsi notevolmente alle Kasumi e, nonostante le piccole differenze, la Cina dimostra di avere le capacità per produrle.

Sin dal 1992 una considerevole quantità di perle barocche importate dal Pacifico provenivano dall’area di Kasumi-ga-Ura, ma a causa della moria iniziata nel 2003, che ha causato la perdita dell’80% delle perle in coltivazione, ha anche intaccato la componente barocca in ogni raccolto diminuendone quindi la qualità: di per sè questa cosa non ha intaccato molto il mercato, che comunque richiede perle più lisce, ma nelle perle “regolari” non si possono trovare le particolari colorazioni che caratterizzano quelle barocche.

Nonostante le grandi difficoltà che questa piccola coltivazione di nicchia ha affrontato nel corso degli anni, esistono ancora alcuni operatori (5 nel 2009) che perseguono questo progetto grazie alla loro dedizione ed al profondo amore individuale per il loro mestiere e  naturalmente  per le perle. Nel 2010 la produzione è aumentata leggermente rispetto all’anno prima, ma il tasso di mortalità è ancora alto e i coltivatori stanno ancora aspettando un ibrido più resistente per le loro coltivazioni.

11
Dic

Come è già risaputo nella classificazione di “perle” non ricadono solamente le canoniche gemme naturali ricoperte da pregiata madreperla, ma anche tutte quelle altre gemme prodotte da molti altri molluschi di origine calcarea come le perle Cassis.

Le perle Cassis, come molte altre per di natura non nacreica, hanno quella tipica struttura prismatica sotto la superficie lucida della perla che da’ quasi l’impressione a chi la guarda di irradiare e vere proprie fiamme direttamente dal suo nucleo, rendendola quindi una perla molto particolare e pregiata nel suo genere.

Normalmente di colore giallo-arancio brunito, questa perla assumere varie combinazioni di colori come beige, bianco e marrone che si presentano con un pattern a macchie. La perla Cassis viene prodotta dalla Cassis Cornuta, da cui prende il nome, un particolare gasteropode della famiglia delle Cassidae originario del Mar Rosso, Oceano Idiano fino a nord di KwaZulu-Natal, Mozambico e Oceano Pacifico.

La stessa conchiglia della Cassis cornuta è oggetto di collezione, mentre il mollusco in alcuni posti viene cacciato e arrostito direttamente nel suo guscio sul fuoco: a causa di questi due fattori l’uomo è diventato il principale nemico di questo essere vivente, mettendolo a rischio di estinzione in alcune zone anche se il resto del mondo non l’ha ancora fatta entrare nella famigerata lista rossa.

Nel Queensland è, al contrario, sotto stretta osservazione dal momento che questo mollusco si nutre principalmente della stella marina Crown-of-thorns, nota divoratrice di coralli.

07
Dic

Dal momento che nessuna indagine gemmologica può scientificamente determinare se una perla akoya sia stata allevata nei mari del Giappone o della Cina orientale (al contrario della sua natura, quindi se nucleata, d’acqua dolce o salata, multistrato, ecc.) è difficile creare un qualsivoglia tipo di branding all’origine.

Ma l’origine geografica non deve ingannare l’operatore (o il cliente), sviandolo dalla propria osservazione del prodotto perchè, anche se mediamente le perle di coltivazione cinese sono di qualità inferiore delle giapponesi, spesso le prime eguagliano le seconde e talvolta le superano, principalmente nella misura – che può arrivare fino a 7-7,5 mm di diametro – , ed è quindi una cosa saggia farsi guidare solo dai parametri universalmente controllati per determinare la qualità di una perla: lo spessore della perlagione, la forma, il colore, la quantità di imperfezioni, la misura e la composizione del fili.

Un grande supporto dall’amministrazione pubblica e ingenti fondi di natura economica hanno partecipato negli anni ’90 a far fiorire in Cina migliaia e migliaia di nuove imprese in questo redditizio settore, apportando anche dei cambiamenti e delle scoperte nel campo della coltivazione stessa: viene abbandonata la coltivazione della Cristaria Plicata (a causa della scarsa sfericità delle sue perle freshwater) che viene sostituita dalla più redditizia Hiripsis cumingii, capace di ospitare molte perle contemporaneamente.

Dati numeri vertiginosi prodotti dalle aziende cinesi (1600 tonnellate di prodotto nel 2007), gli operatori sono stati immediatamente portati a pensare che il nome generico “perle cinesi” classificasse in maniera indistinta le perle coltivate scadenti d’acqua salata e quelle d’acqua dolce, tralasciando quindi la – seppur esigua – percentuale di perle di alta qualità ritrovate, al livello delle South Sea.

Nonostate tutto le perle d’acqua dolce hanno rapidamente spopolato in tutto il mercato nell’ultimo decennio, raggiungendo misure vertiginose (13 mm) e sfruttando soprattutto dei particolari trattamenti a cui vengono sottoposte – come tutte le gemme che compongono il pantheon gemmologico – per migliorarne l’aspetto e il colore.

Ma le perle tahitiane scuotono il mercato perlifero e la domanda sale ed ecco che il nitrato di argento fa la sua comparsa, dando alle perle di acqua dolce di scarsa o media qualità una deliziosa colorazione scura, così da emulare il colore tahitiano. Oltre a questo metodo esiste anche quello dell’irraggiamento per esposizione a raggi gamma: i colori variano dal grigio al blu per la perla d’acqua salata, mentre per quelle di acqua dolce possono essere anche più scuri e metallici con una bellissima iridescenza superficiale; infine viene, seppur raramente, utilizzato il trattamento della ricopertura.

L’unico consiglio che si può seguire è di affidarsi ad gioiellieri o grossisti esperti e affidabili che conoscano bene le fonti da cui provengono le perle così da essere veramente sicuri di ciò che si sta comprando.