La Cina si fregia da moltissimo tempo della produzione di bellissime perle le quali, di anno in anno, riescono a migliorare sia in qualità che in bellezza, dando quindi prova delle straordinarie capacità dei produttori cinesi. Ancora una volta questi ultimi non si smentiscono, introducendo un nuovo mollusco nella loro produzione.

Negli ultimi anni la produzione di perle freshwater ha subito un netto miglioramento in grandezza, forma e colore guadagnando anche un sostanzioso aumento nella produzione stessa. Ma da dove arrivano questi notevoli miglioramenti?

 

Nonostante l’uso effettivo di questo nuovo mollusco sia iniziato solo qualche anno fa, quest’ultimo è già responsabile della produzione di quasi il 30% del raccolto totale: conosciuto con il nome di “pond butterfly mussel” (o ikecho) la Hyriopsis schlegeli altri non è che il mollusco Biwa, responsabile della produzione delle omonime perle e nominati per la prima volta in un giornale scientifico che ne spiegava l’alto potenziale perlifero insieme alla loro longevità e conseguente capacità di produrre perle migliori.

Ma i ricercatori cinesi sono andati oltre, incrociando l’esemplare Biwa con il tradizionale mollusco triangolare usato dai produttori per la nucleazione e produzione delle perle, dando vita ad un ibrido che si adatta perfettamente ai bisogni della coltura fornendo le caratteristiche migliori per agevolare la produzione. Assieme all’introduzione di questo particolare ibrido viene alla luce anche una nuova tipologia di perla, la CBSB.

Questa perla, il cui acronimo significa “coin-bead/spherical bead“, è chiamata anche “cometa” a causa della sua particolare conformazione avente una sorta di protuberanza nacreica simile ad una coda, rendendola qui in parte liscia e sferica e in parte irregolare e schiacciata.

A proposito dell'autore

Da 20 anni Adriano Genisi si occupa di selezione, certificazione ed acquisto di perle coltivate nei paesi d’origine. Collabora stabilmente con importanti realtà produttive del settore gioielleria nel ruolo di consulente aziendale per gli acquisti e l’importazione diretta del prodotto.

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3 Risposte

    • Adriano

      Buongiorno Vale, in realtà non credo ci si debba preoccupare più di tanto.
      Sono sempre in contatto con i coltivatori ed i laboratori di ricerca locali perché devo sapere e capire anzitempo quali saranno le ricerche e le relative evoluzioni.
      Si tratta di scienziati molto seri e preparati e, a differenza di altri in paesi molto più ricchi dove si coltivano perle (Giappone, Australia, Tahiti etc.) loro hanno capito di poter evolvere in modo straordinario questo mercato.
      Tant’è che oggi le perle prodotte in Cina hanno raggiunto un livello di eccellenza così interessante tale per cui tutto il mondo è focalizzato in quella direzione.
      Hanno saputo eguagliare ed in alcuni casi eccezionali superare il colosso Giapponese ed oggi sono un grosso “competitor” anche per le perle prodotte nei mari del Sud. Hanno quindi saputo entrare in un mercato che sino ad una quindicina d’panni fa non era lontanamente possibile pensare e sperare potesse essere di loro competenza. In qualche modo hanno contribuito alla “democratizzazione” di questa gemma che oggi fortunatamente, anche grazie a loro, si può senz’altro considerare maggiormente accessibile.

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