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Il Giappone è sin d tempo immemore conosciuto e rinomato per la grande storia che tramanda e per le tradizioni profondamente radicate nel suo popolo: la coltivazione delle perle non fa eccezione ed è proprio in Giappone che nasce questa tecnica dalla quale si è poi sviluppato un intero settore industriale.

Molte perle di acqua dolce e salata vengono coltivate in Giappone – come le akoya e le Biwa – ma pochi conoscono le Kasumi-ga-Ura, particolari perle barocche dalla superficie scaramazzata e irregolare, tanto affascinanti quanto rare da trovare al giorno d’oggi.

Perle Kasumi-ga-Ura

Perle Kasumi-ga-Ura

Tra gli anni 70 e 80 il lago Biwa dava lavoro a migliaia di persone nella coltivazione delle perle, dal momento che Biwa nel mondo era sinonimo di perle d’acqua dolce di grandissima qualità, ma l’inquinamento non tarda ad arrivare e alla fine del 1980 tutti gli sforzi e i sacrifici diventano vani: l’ulteriore tentativo di ristabilire – almeno in minima parte – la produzione nel lago Kasumi-ga-Ura sfidava sia il mercato che l’ambiente, ma con l’ingresso della Cina nel mercato tutta la produzione (eccetto la nucleazione interna della perla) vennero abbandonate.

Nel 2010 arriva il colpo ulteriore che mette a dura prova questa piccola coltivazione ormai diventata familiare: le aziende cinesi riescono ad immettere nel mercato perle con nucleazione interna e i raggi X ne danno la conferma: con un nucleo forato conforme allo stile Giapponese, queste perle riescono ad avvicinarsi notevolmente alle Kasumi e, nonostante le piccole differenze, la Cina dimostra di avere le capacità per produrle.

Sin dal 1992 una considerevole quantità di perle barocche importate dal Pacifico provenivano dall’area di Kasumi-ga-Ura, ma a causa della moria iniziata nel 2003, che ha causato la perdita dell’80% delle perle in coltivazione, ha anche intaccato la componente barocca in ogni raccolto diminuendone quindi la qualità: di per sè questa cosa non ha intaccato molto il mercato, che comunque richiede perle più lisce, ma nelle perle “regolari” non si possono trovare le particolari colorazioni che caratterizzano quelle barocche.

Nonostante le grandi difficoltà che questa piccola coltivazione di nicchia ha affrontato nel corso degli anni, esistono ancora alcuni operatori (5 nel 2009) che perseguono questo progetto grazie alla loro dedizione ed al profondo amore individuale per il loro mestiere e  naturalmente  per le perle. Nel 2010 la produzione è aumentata leggermente rispetto all’anno prima, ma il tasso di mortalità è ancora alto e i coltivatori stanno ancora aspettando un ibrido più resistente per le loro coltivazioni.

A proposito dell'autore

Da 20 anni Adriano Genisi si occupa di selezione, certificazione ed acquisto di perle coltivate nei paesi d’origine. Collabora stabilmente con importanti realtà produttive del settore gioielleria nel ruolo di consulente aziendale per gli acquisti e l’importazione diretta del prodotto.

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