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Un importante anniversario ha coinvolto l’anno scorso il mondo della perla:

mezzo secolo di innovazione, i suoi primi 50 anni.

 

Era il 1962, quando un professore cinese di nome Xiong Daren dell’Istituto per la pesca di Zhanjiang condusse i primi esperimenti di coltura con ostriche d’acqua dolce cinesi, che imitavano perfettamente la produzione di perle del Lago Biwa in Giappone.

In quello stesso anno, numerosi allevamenti di perle d’acqua dolce nella provincia di Jiangsu cominciarono a coltivare le perle utilizzando i metodi di Daren.

 

Ma solo nel 1970 il mondo venne a conoscenza di questa spettacolare innovazione cinese,  e nel 1972, per la prima volta, le perle furono messe in vendita alla Fiera di Canton, dove furono acquistate da due società giapponesi. Da allora, fino all’inizio del 1980, il Giappone cominciò a commercializzare queste perle, spacciandole spesso per un “prodotto Giapponese”.

 

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Inizialmente le perle d’acqua dolce cinese  venivano chiamate Rice Krispies, a causa della loro superficie irregolare e perchè sembravano chicchi di riso soffiato.

Questa forma era dovuta in parte all’uso dell’ ostrica Cristaria plicata, in cui venivano fatti numerosi innesti per poter produrre una grande quantità di gemme.

 

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Agli inizi degli anni 90 però, un’idea innovativa portò i coltivatori ad avvalersi di un nuovo tipo di ostrica perlifera, quella a guscio triangolare (Hyriopsis cumingi). La produzione di questa nuova conchiglia portò alla produzione di una nuova  perla rotonda, che venne identificata dagli addetti ai lavori come “Potato” a causa della sua forma leggermente allungata sui poli che ricorda appunto una piccola patata.

 

Nel decennio successivo, la tecnologia e le competenze sviluppate dagli scienziati e dagli agricoltori produssero perle più grandi e rotonde e alla fine del secolo, le perle cinesi furono per la prima volta in grado di competere sulla scena mondiale con le perle giapponesi Akoya.

 

Ad oggi la varietà di perle d’acqua dolce è illimitata, sia come colori forme o dimensioni. Oltre al bianco tradizionale, queste perle sono disponibili in un arcobaleno di colori pastello come lavanda, rosa, salmone, viola e argento. La forma più comune è quella irregolare e le dimensioni variano dai 2 mm agli 11 mm con estensioni sino ai 15 mm in casi eccezionali.

 

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I 40 anni di innovazione della perla d’acqua dolce sono stati una scoperta meravigliosa, ma nulla al confronto con le gemme coltivate negli ultimi 10 anni, veri e propri prodotti di ingegno ed innovazione, grazie l’introduzione del metodo giapponese usato nel lago Biwa e una razza  incrociata con la conchiglia  triangolare Cinese (Hyriopsis cumingi).

 

Le perle di grandi dimensioni  di questa conchiglia conosciute inizialmente come “Fireballs” (letteralmente palle di fuoco) o recentemente come perle “Edison” sono ora in forte produzione e sono una novità a differenza di qualsiasi altra cosa prodotta prima.

Le perle commercializzate come Soufflé hanno permesso di  indossare grandi perle con pochissimo peso.

 

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Da ricordare che le perle d’acqua dolce sono in assoluto le perle di coltura più simili a quelle naturali in quanto composte quasi interamente da madreperla, il che le rende più durature e resistenti.

 

La velocità di innovazione cinese nel settore delle perle d’acqua dolce è stata incredibile , se pensiamo che tutto ciò è avvenuto in soli 50 anni , ci aspettiamo quindi grandi cose con le perle ancora a venire…

 

 

 

 

A proposito dell'autore

Da 20 anni Adriano Genisi si occupa di selezione, certificazione ed acquisto di perle coltivate nei paesi d’origine. Collabora stabilmente con importanti realtà produttive del settore gioielleria nel ruolo di consulente aziendale per gli acquisti e l’importazione diretta del prodotto.

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