Con la diffusione delle perle naturali, intorno al 17° secolo uno scaltro artigiano di perle per rosari trovò quasi per caso il metodo per fabbricare imitazioni di questa preziosa gemma naturale con una mistura perlescente ora nota come “essenza d’oriente“.

Anche se ai giorni nostri questa particolare mistura viene usata per creare imitazioni di alta qualità, come le perle di Majorca, esistono diversi ti tipi di imitazioni:

perle di vetro riempite con cera d’api, create con lo stesso processo creato secoli addietro e facilmente trovabili in gioielli antichi;
perle di vetro solido, come quelle di Majorca, rivestite di essenza di perla come anche da altre sostanze, ad esempio plastica, cellulosa o vernice, fino a 40 strati;
– perle di plastica, di qualità veramente povera, che possono avere lo stesso tipo di rivestimento delle sorelle di vetro;
perle in madre perla ricavate dallo strato che ricopre il guscio all’interno del mollusco, chiamate spesso semi-coltivate, alterando quindi il termine “imitazione” per renderlo più appetibile al cliente e descrivendole come molto preziose, anche se in realtà sono reperibili in commercio a pochi dollari al filo.

Le imitazioni, nate prima della coltivazione per fornire un sostituto meno costoso e raro delle perle naturali, sono diventate ben presto il primo metodo per ottenere perle ad un prezzo enormemente più basso rispetto a quelle naturali, anche se decisamente inferiori in quanto a bellezza e genuinità.

 

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A proposito dell'autore

Da 20 anni Adriano Genisi si occupa di selezione, certificazione ed acquisto di perle coltivate nei paesi d’origine. Collabora stabilmente con importanti realtà produttive del settore gioielleria nel ruolo di consulente aziendale per gli acquisti e l’importazione diretta del prodotto.

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